Il discorso di Traorè
Il Capitano della Giunta Militare del Burkina Faso Hibrahim Traoré ha rivolto delle parole molto forti nei confronti del Presidente Tshisekedi: nel suo discorso, ha deciso di parlare non come un giudice o un amico, ma come una delle tante voci dell’Africa. Ha affermato quindi: “Il tempo del silenzio è terminato. Il silenzio che certuni considerano come prudenza, lo chiamo “complicità”. Perché, quando i bambini muoiono, quando i villaggi sono attaccati, quando le famiglie vivono nel terrore, ogni silenzio diventa crimine morale. Signor presidente, lei è il custode del Congo. Ogni parola non pronunciata, ogni misura ritardata, ogni sguardo distolto, è una debolezza di cui la storia terrà conto.” Il silenzio non è più un’opzione, ma è diventata una scelta che uccide. Conclude, infine, con delle parole lapidarie: “Un presidente che lascia il suo popolo nella paura non è un leader, è complice delle loro sofferenze”.
Il Capitano Taorè parla con notevole sensibilità, guardando alle sofferenze della popolazione che non può più sopportare indefinitamente le lungaggini della politica. Urge una soluzione. Attualmente, dopo i numerosi arresti di alti ufficiali sospettati di corruzione e connivenza col Rwanda, la situazione sta pian piano migliorando e, grazie a questo progressivo risanamento e alle nuove alleanze, l‘armata nazionale (FARDC) sta crescendo in potenza.
