Il mondo alla rovescia: sulla salute, l’OMC ha più potere dell’OMS

Agorà degli Abitanti della Terra

erasmusplus.it

L’aberrazione è evidente. Il 16 ottobre il WTO (World Trade Organization), un’istituzione indipendente dall’ONU, ha respinto la proposta che chiedeva la sospensione delle regole del WTO sui brevetti relativi a test, trattamenti medici e vaccini nella lotta contro Covid-19. Presentata da Sudafrica e India, la proposta è stata difesa anche dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’agenzia delle Nazioni Unite competente in materia di salute. Come sappiamo, i brevetti sugli organismi viventi sono stati autorizzati per la prima volta nella storia dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1990 e poi dall’Unione Europea nel 1998, nonostante la forte opposizione in tutto il mondo da parte di un gran numero di associazioni della società civile in rivolta contro la commercializzazione e la privatizzazione degli organismi viventi. I brevetti conferiscono alle aziende private il diritto di proprietà esclusiva e di utilizzo a scopo di lucro per 20 anni di materiali viventi (e dei loro prodotti, come medicinali, vaccini, ecc.). Si tratta di una monopolizzazione predatoria della vita che le autorità pubbliche hanno offerto al capitale privato in nome (alibi) della scienza! E, infatti, la storia degli ultimi 30 anni dimostra che i brevetti sono stati e rimangono lo strumento chiave per l’arricchimento finanziario delle aziende farmaceutiche, la privatizzazione dei sistemi sanitari e il conseguente smantellamento della previdenza sociale pubblica e del diritto universale alla salute.  In questo contesto, non sorprende che le disuguaglianze sociali nella copertura sanitaria delle popolazioni tra paesi ricchi e poveri e tra classi sociali siano aumentate. La pandemia di Covid-19 conferma che le politiche messe in atto finora non hanno impedito l’aggravarsi delle disuguaglianze a tutti i livelli.

Certo, una grande responsabilità spetta alle diverse forme di “nazionalismo vaccinale”. Le più violente si stanno attualmente manifestando negli Stati Uniti di Trump. Lo stesso presidente è responsabile di crimini contro l’umanità nel caso dell’acquisto, lo scorso maggio, di tutte le dosi disponibili del Remdesivir, un farmaco Gilead Sciences (una delle più grandi aziende farmaceutiche al mondo in termini di capitalizzazione borsistica) considerato un rimedio efficce per una rapida ripresa dalla Covid-19. Trump ha fatto l’acquisto con la volontà esplicita di garantire il medicinale ai cittadini statunitensi sapendo che così facendo ne avrebbe impedito l’accesso ad altre popolazioni del mondo fino a settembre/ottobre. E cosa dire quando i paesi ricchi (15% della popolazione mondiale) – guidati da Stati Uniti e Unione Europea – hanno già firmato accordi con le più grandi aziende farmaceutiche del mondo per miliardi di euro come acquisto anticipato del 60% delle dosi di vaccino stimate disponibili nel 2021 e 2022, lasciando meno del 40% per il restante 85% degli abitanti? Siamo molto lontani dall’esortazione di Papa Francesco per una maggiore fraternità mondiale. Non si tratta più di nazionalismo ma di una politica di violenza e di ingiustizia contro il diritto alla salute delle popolazioni dei paesi impoveriti, peraltro ad opera dei paesi arricchiti.

Questa politica affonda le sue radici nel duplice abbandono: del principio dei diritti universali alla vita come ispirazione fondamentale per la convivenza, da un lato, e del riconoscimento dei beni e servizi essenziali per la vita come beni comuni pubblici mondiali, dall’altro. Il principio e il riconoscimento sono stati alla base dello Stato di diritto e della società del benessere e dell’obbligo degli Stati di garantire i diritti universali attraverso la salvaguardia, la cura e la promozione dei beni comuni pubblici mondiali.

Detta politica ha un nome. Si chiama “politica di accesso ai beni e servizi essenziali per la vita via il mercato in modo equo e a prezzo abbordabile”. Fa parte integrante del sistema di “governanza economica globale” che è stato messo in atto a partire dagli anni ’80 come sostituto del sistema di governo pubblico. La sostituzione è stata fatta in nome delle tesi “governare senza governi”, “meno Stato”, “dimenticare i governi, regole delle imprese OK”. 

L’accesso equo a prezzi abbordabili alla salute, all’acqua, al cibo, all’alloggio, ai trasporti, non appartiene più al mondo dei diritti universali uguali nella dignità e nella giustizia. È figlio di una visione del mondo e della vita essenzialmente economica, commerciale, utilitaristica, ispirata dalla rivalità e dall’esclusione.

Il grande programma di cooperazione internazionale multilaterale per la lotta alla Covid-19, denominato ACT, lanciato in aprile-maggio dall’OMS e per il quale l’Unione Europea ha assunto un ruolo guida in collaborazione con altri Stati, la Banca Mondiale, il Forum Economico Mondiale e le fondazioni (come la Fondazione Melissa e Bill Gates), ha l’obiettivo esplicito di garantire a tutti l’accesso alla terapia Covid-19 in modo equo ed economico. L’applicazione del sistema dei brevetti è al centro del programma. Le due agenzie leader, CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) e GAVI (Global Alliance on Vaccines and Immunisation), esempi importanti del partenariato pubblico-privato su cui riposa l’architettura generale del programma, sono lì per manovrare il sistema dei brevetti.

La proposta dell’India e del Sudafrica (come i numerosi appelli indirizzati all’ONU e alle maggiori potenze mondiali da aprile in poi per la promozione dei vaccini Covid-19 come beni pubblici mondiali) ha rappresentato un serio e giustificato tentativo di liberare la lotta globale contro Covid-19 dalla sottomissione agli interessi privati degli Stati più potenti e dei gruppi industriali, commerciali e finanziari globali privati.

L’Unione Europea, gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone, l’Australia, la Svizzera, il Regno Unito e la Norvegia… hanno votato contro. Ai loro occhi, i brevetti valgono più della salute delle persone!

L’opinione pubblica sa da tempo che non si può contare sugli Stati Uniti per lottare contro le catastrofi ambientali e climatiche, per sradicare l’impoverimento, per costruire la pace. Possiamo contare ancora meno sulle multinazionali. È un peccato che gli attuali leader politici, economici e tecno-scientifici europei credano soprattutto nella logica imperiale del commercio, della tecnologia e della finanza e non nei diritti e nella sicurezza della vita della popolazione mondiale. È tempo di lavorare per la liberazione dell’umanità dal dominio degli accaparratori della vita.

Cipsi Onlus

Solidarietà e Cooperazione CIPSI è un coordinamento nazionale, nato nel 1985, che associa oltre 40 organizzazioni non governative di sviluppo (ONGs) ed associazioni che operano nel settore della solidarietà e della cooperazione internazionale. Solidarietà e Cooperazione CIPSI è nato con la finalità di coordinare e promuovere, in totale indipendenza da qualsiasi schieramento politico e confessionale, Campagne nazionali di sensibilizzazione, iniziative di solidarietà e progetti basati su un approccio di partenariato. opera come strumento di coordinamento politico culturale e progettuale, con l’obiettivo di promuovere una nuova cultura della solidarietà.