domenica, Luglio 19, 2026
Rivista Solidarietà internazionale

Remigrazione: l’ideologia si mescola con criptovalute

di Alessandro Ventura

Il corteo nero di Remigrazione è il punto di arrivo di un sistema perfetto: IA che genera contenuti, social che amplificano l’odio, criptovalute che finanziano, influencer che radicalizzano. E domani, migliaia di persone sfileranno per le strade. Ecco come siamo arrivati fin qui.

Sabato 13 giugno 2026, alle 15, piazza della Libertà a Roma vedrà sfilare migliaia di persone per il corteo nazionale sulla “Remigrazione”. Sarà un “corteo nero”, come lo definiscono le cronache sorvegliato dall’alto da elicotteri e droni della questura .Ma ciò che accadrà domani per le strade di Roma non è un evento isolato. È il punto di arrivo, la materializzazione fisica, di un ecosistema digitale perfetto che abbiamo imparato a conoscere nelle ultime settimane.

Partiamo dall’inizio. Mentre nel Regno Unito il rapper virtuale Danny Bones, generato dall’intelligenza artificiale, scalava gli algoritmi diventando l’icona dell’estrema destra 2.0, in Italia un sistema simile si stava costruendo pezzo dopo pezzo.
Roberto Vannacci, il generale diventato influencer e poi europarlamentare, ha dichiarato nel giugno 2026 che “l’intelligenza artificiale è la nuova acciaieria del XXI secolo”. Una frase programmatica che rivela la consapevolezza: l’IA non è solo uno strumento, è un’arma di produzione di massa. E infatti i video generati dall’IA mostrano già Vannacci in surf che sconfigge Ursula von der Leyen, o creano una “Milano che non esiste” alimentando la nostalgia sintetica di un’Italia immaginata.
Questo è il primo anello della catena: l’IA abbassa i costi della propaganda. Non servono più tipografie, volantini, manifesti. Bastano pixel generati algoritmicamente, che possono essere prodotti in massa, adattati a ogni piattaforma, diffusi viralmente.
Il secondo anello è la distribuzione. Se Danny Bones opera su Facebook e X, in Italia Telegram è diventato l’hub naturale della rage economy. Il partito “Futuro Nazionale” di Vannacci ha i suoi canali Telegram ufficiali @ilcoraggiovince, ma è solo la punta dell’iceberg.
Canali che nascono come “informazione alternativa” o “patriottica” attirano utenti con contenuti gratuiti che evocano paura: sostituzione etnica, crisi economica, perdita di sovranità. Poi arriva il passaggio ai gruppi VIP a pagamento, dove l’ideologia si mescola con criptovalute, scommesse non regolamentate, corsi di trading. È lo stesso modello del Node Project britannico: l’odio diventa esca, la community diventa mercato. E quando il canale Telegram di un partito viene descritto come “preso d’assalto da messaggi da troll e fascisti”, significa che il meccanismo funziona: la piattaforma diventa un ecosistema chiuso dove la moderazione è debole e la polarizzazione si autoalimenta.
Il terzo anello è il denaro. A giugno 2026, “Futuro Nazionale” ha già raccolto oltre 300mila euro in sole 4-5 mesi dalla nascita. Le donazioni provengono da costruttori, orologiai, influencer. È un crowdfunding politico che ricorda le criptovalute: una community che investe nel leader, aspettandosi un ritorno identitario e politico.
Nel Regno Unito, il Node Project è collegato a meme coin speculative che registrano impennate di valore sospette. In Italia, il meccanismo è più tradizionale ma altrettanto efficace: basta un IBAN . Ma il risultato è lo stesso: la rabbia si converte in liquidità.
Il quarto anello è il reclutamento. Se Danny Bones usa il drill britannico per parlare ai giovani della manosphere, in Italia Vannacci e l’ecosistema digitale usano podcast sulla “redpill”, canali YouTube sul bodybuilding estremo, influencer di “lifestyle” che predicano il ritorno a valori tradizionali.
È una radicalizzazione soft, che aggira i radar del fact-checking. Molti di questi influencer non si dichiarano di estrema destra per evitare il ban, ma costruiscono un immaginario in cui la ribellione al sistema passa attraverso il rifiuto del politically correct, l’adesione a forme di mascolinità aggressiva, la diffidenza verso le istituzioni.
E quando la trap o il drill italiano diventano la colonna sonora di questi contenuti, il messaggio arriva dritto ai teenager, che usano quei brani come sottofondo per i loro video su TikTok, diventando inconsapevoli amplificatori di un’estetica politica.

Ed eccoci a sabato. Nelle settimane prima del corteo, Roma si è riempita di scritte neofasciste sulla remigrazione. È il segnale che la macchina sta funzionando: ciò che è iniziato come contenuto digitale, come video generato dall’IA, come post su Telegram, come podcast sulla, ora sta uscendo dagli schermi e imprimendosi sui muri della città.
Il corteo di sabato è organizzato dal comitato “Remigrazione e Riconquista”, e conclude la raccolta firme per una proposta di legge sulla remigrazione. Ma non è solo una manifestazione politica. È la materializzazione fisica di un anno di propaganda digitale, di algoritmi che hanno amplificato l’odio, di IA che hanno generato contenuti, di influencer che hanno radicalizzato, di criptovalute e donazioni che hanno finanziato.
La questura ha predisposto un piano di sicurezza massimo: elicotteri, droni, percorsi separati per evitare scontri con le contromanifestazioni antifasciste. RomaToday parla di “sabato di tensione” e “capitale assediata dall’estrema destra”.

Ma ciò che accadrà domani non è improvviso. È il risultato calcolato di un sistema che ha studiato come trasformare la rabbia in engagement, l’engagement in follower, i follower in donatori, i donatori in elettori. E ora, quei follower scenderanno in piazza.
Come Tommy Robinson nel Regno Unito tiene alta la temperatura mentre Advanced UK fornisce l’infrastruttura politica, in Italia Vannacci e l’ecosistema digitale fanno lo stesso lavoro. Da un lato c’è la destra istituzionale al governo, che deve mantenere un tono diplomatico. Dall’altro, l’agitatore digitale che predica sovranità mentre viaggia tra Roma e Strasburgo, che vende ribellione mentre incassa donazioni.
È la simbiosi perfetta: la politica istituzionale incassa il consenso senza sporcarsi le mani, mentre l’ecosistema digitale fa il lavoro sporco di polarizzare, radicalizzare, tenere alta la rabbia.
Quando il corteo di sabato si scioglierà, quando i droni torneranno nelle caserme della questura, quando le scritte sui muri verranno cancellate, resterà l’infrastruttura digitale che ha reso possibile tutto questo.
Resteranno i canali Telegram che continueranno a pumping di criptovalute mascherate da “resistenza al sistema”. Resteranno i video generati dall’IA che continueranno a creare realtà alternative. Resteranno gli influencer della manosphere che continueranno a radicalizzare giovani. Resteranno le donazioni che continueranno a finanziare il sistema.
E il prossimo corteo sarà più grande, più organizzato, più consapevole. Perché sabato non è un punto di arrivo. È un test. Un banco di prova per misurare quanto l’ecosistema digitale sia capace di mobilitare persone reali, fisiche, nelle strade reali.
Il caso italiano dimostra che non serve importare modelli dall’estero. L’Italia ha creato il suo: meno criptovalute, più donazioni dirette; meno rapper virtuali, più generali in carne e ossa; meno meme coin, più libri bestseller. Ma il meccanismo è identico.
L’IA abbassa i costi della propaganda. I social media amplificano l’odio. Le community monetizzano il risentimento. La politica istituzionale incassa i frutti senza sporcarsi le mani.
E sabato, migliaia di persone sfileranno per le strade di Roma, convinte di esprimere un pensiero autonomo, senza rendersi conto di essere il prodotto finale di una catena di montaggio digitale perfettamente oliata.
Mentre l’elicottero della questura sorveglierà il corteo dall’alto, dall’alto degli algoritmi qualcuno starà già preparando il prossimo contenuto, la prossima provocazione, la prossima mobilitazione. Perché la rage economy non si ferma mai. E la nostra rabbia, la nostra solitudine, la nostra paura, sono il carburante che la tiene in moto.
Sabato Roma sarà sotto assedio. Ma la vera battaglia si combatte ogni giorno, nei nostri feed, nei nostri algoritmi, nelle nostre paure.

Coordinamento

Solidarietà e Cooperazione CIPSI è un coordinamento nazionale, nato nel 1985, che associa organizzazioni non governative di sviluppo (ONGs) ed associazioni che operano nel settore della solidarietà e della cooperazione internazionale. Solidarietà e Cooperazione CIPSI è nato con la finalità di coordinare e promuovere, in totale indipendenza da qualsiasi schieramento politico e confessionale, Campagne nazionali di sensibilizzazione, iniziative di solidarietà e progetti basati su un approccio di partenariato. opera come strumento di coordinamento politico culturale e progettuale, con l’obiettivo di promuovere una nuova cultura della solidarietà.